Il Secolo XIX, mercoledì 30 giugno 2010, Marittimo
Shippingonline
RECORD
NESSUNA NAVE RINA NELLE MAGLIE DEL PSC
Zero navi fermate nell’ambito dei controlli previsti dal Paris Memorandum of Understanding (ParisMou). In un anno, nessuna nave certificata dal Registro navale italiano è rimasta intrappolata nel sistema del Port State Control, i controlli effettuati dalle autorità marittime in giro tutto il mondo.
Nella classifica mondiale delle società di registrazione, il Rina risulta primo, davanti ad American Bureau of Shipping e Germanischer Lloyd. I registri con le performance peggiori sono il Register of Shipping albanese, il Bulgarski Koraben Registar and International Register of Shipping degli Stati Uniti.
«Il nostro obiettivo - spiega Ugo Salerno, amministratore delegato del Rina - non è ovviamente quello di essere sempre primi. L’importante, però, è collocarci sempre nella fascia alta della classifica Iacs» cioè le dieci più importanti società di classificazione nel mondo. Negli ultimi tre anni, il Rina si è sempre collocato nelle prime tre posizioni.
La flotta del Rina è di 28 milioni tonnellate di stazza lorda, il doppio di sei anni fa, di cui - tra le navi non battenti bandiera italiana - il 20 per cento greco e il 10 per cento cinese: il mercato sui cui il Rina gioca la propria espansione.
Uno dei fattori che hanno giocato all’esito positivo del Rina è dato proprio dagli ultimi investimenti degli armatori greci sulla flotta, fortemente rinnovata negli ultimi anni. Un secondo aspetto è dato, nota Salerno «dalla crescita della professionalità di chi materialmente nei porti effettua i controlli di Port State Control. A questo proposito, stiamo organizzando proprio dei corsi di formazione in questo senso nell’ambito dell’Emsa, l’Agenzia europea sulla sicurezza marittima».
Per quanto riguarda gli altri dati relativi al ParisMoU Committee, la lista nera per il 2010 contiene 23 bandiere, due in più rispetto allo scorso anno. La lista bianca rubrica 39 bandiere, due in meno dello scorso anno. Poche novità sui Paesi ad altro rischio, che sono Corea del Nord, Libia, Togo, Bolivia, Albania e Sierra Leone. Polonia e Croazia sono passate dalla lista grigia a quella bianca, Vanuatu e la Svizzera sono invece scese dalla lista bianca a quella grigia. I Paesi con le detenzioni più basse sono Bermuda, Cina e Danimarca.